Ercolano è una città dalle origini antichissime, le testimonianze dei primi insediamenti risalgono al 1243 a.C. Nell’89 a.C. divenne una colonia romana ma l’età dell’impero durò circa due secoli perché la terribile eruzione del Vesuvio colpì l’area nel 79 d.C. coprendo la città sotto un’ingente coltre di lava. Nel XVIII secolo, durante l’impero Borbonico, furono avviate le prime opere di scavo che, grazie ai primi rinvenimenti, contribuirono alla nascita del movimento Neoclassico. Bisogna attendere il 1927 affinché l’area del parco archeologico viene quasi totalmente liberata per essere consegnata ai giorni nostri durante i quali programmatiche opere di manutenzione condotte da tecnici esperti mantengono intatta la bellezza del sito. THE SCHOOL OF RESTORATION, in stretto contatto con il sito archeologico, deve essere immaginata come il luogo in cui formare le nuove generazioni di restauratori; gli studenti faranno del vicino parco antico il luogo nel quale applicare i dettami teorici appresi. La scuola, oltre ad essere un polo didattico e un importante elemento di riattivazione urbana, diventerà un segno contemporaneo capace di intendere nel rapporto con l’antico un interessante ponte tra le epoche.

[PRIMO CLASSIFICATO] Vladislav Kostadinov, Antoniya Valkanova_Germania

L’idea alla base del progetto consiste nell’utilizzo dell’area, attualmente in disuso, come grande belvedere sul sito archeologico. La scelta è dettata dall’intenzione di non chiudere la vista verso un luogo di grande rilevanza storica e di rendere ipogei gli spazi destinati alla scuola. Si accede direttamente dal centro della piazza attraverso un vuoto scoperto che diventa indispensabile cono di luce attorno al quale sono distribuiti gli spazi funzionali dell’edificio L’intera costruzione è incastrata nella roccia vulcanica, un’opera di sottrazione di materia finalizzata a riportare alla luce non i resti della città antica ma il nuovo elemento che funzionerà come filtro per la memoria. Il progetto è metafora di un layout che diventa confine, margine tra dentro e fuori, tra roccia e cielo, tra luce e oscurità.

[SECONDO CLASSIFICATO] Roberta D’Agrosa, Fabrizio Esposito, Davide Pagano_Italia

Mirad’Or si inserisce all’interno del sistema del Miglio d’oro che si estende da Ercolano a Torre del Greco, connettendo tra loro splendide ville settecentesche. Il progetto intende raddoppiare la superficie utile: attraverso uno scavo si configurano due spazi aperti con caratteristiche differenti, che permettono ai cittadini di riappropriarsi di un frammento della città. I due ambiti pubblici, costruiti dall’intervento, si caratterizzano definendo alla quota della città una piazza metafisica che invita alla sosta e alla riscoperta dell’orizzonte mentre la scala esterna permette l’accesso alla piazza coperta. La scuola di restauro è un edificio ipogeo, così inteso per permettere la smaterializzazione del costruito e rimandare al concetto di scavo proprio della vicina area archeologica. L’oro, in contrapposizione al tufo, materiale usato come ornamento dagli antichi romani, colora le superfici del complesso diventando elemento di congiunzione tra passato e presente.

[TERZO CLASSIFICATO] Salvatore Pesarino, Anna Pinto, Anna Troiano, Carmen Zampoli_Italia

Progettare il vuoto in un contesto dai molteplici significati rende necessario valorizzare importanti rimandi storici in esso presenti. Una prima analisi evidenzia la forma quadrangolare degli edifici delle antiche insulae romane con cortile interno, talvolta porticato, mentre lo studio della città contemporanea ha determinato la scansione regolare delle facciate interrotte da grandi aperture dalle quali si intravedono scorci di paesaggio. Il volume edificato, posto in posizione centrale, consente la creazione ai lati di vicoli urbani, segno di una città che si è evoluta nel tempo: a sinistra c’è il viale degli studenti con una vegetazione mista mentre a destra la via dei cipressi riprende il viale di ingresso all’area archeologica. Ai livelli superiori sono collocate le aule e i laboratori; una terrazza aperta sulla città caratterizza il piano di copertura completa le dotazioni funzionali del progetto. La forma pulita del costruito viene interrotta solo in corrispondenza dell’ingresso, un nastro metallico che invita i visitatori ricordando l’antico limen romano.

[MENZIONE] Andrea Adami, Giulia Massenz_Italia

Il progetto si propone di creare una rinnovata relazione tra la città nuova e Ercolano antica. La disposizione planimetrica sovrappone ad una griglia ortogonale, tipica delle città romane, alcune direttrici diagonali che aprono punti di vista strategici dalla città al sito archeologico. La malta cementizia, collante tra elementi, è rappresentata nel progetto dallo spazio aperto che unisce i volumi attraverso un sistema di camminamenti scoperti. Le facciate dall’aspetto monolitico sono rivestite con tufo bruno di Ercolano, pietra locale che, in contrapposizione alla trasparenza delle vetrate, permette a elementi differenti di esaltare il giusto dialogo tra tradizione e innovazione.

[MENZIONE] Maria Laura Azara, Marta Mascia, Giulia Sanna, Cristina Cabula_Italia

La proposta è un elemento d’unione tra l’architettura romana della città antica. Le tecniche antiche sono reinterpretate in chiave contemporanea: il tema dell’istruzione in epoca romana ha ispirato l’articolazione della scuola come porticato aperto su una grande piazza. Il complesso si configura in due corpi distinti ma uniti dalla medesima copertura, a ricordare la disposizione degli ambienti attorno all’atrium romano. Al primo piano dell’edificio una passerella vetrata, collegamento tra i due volumi, diventa un punto di vista privilegiato sulle rovine. La struttura in acciaio e vetro è protetta da una lamina metallica traforata che ricorda il disegno dell’opus reticolatum. Il nuovo edificio non rappresenta solo un luogo per la cultura ma anche un chiaro segno di contemporaneità per la città storica.

[MENZIONE] Pietro Grignani, Stefano Andreatta_Italia 

Tutto sembra suggerire un’idea forte: il protagonista è già in scena! Osservando la morfologia del sito ci si rende conto che questo è uno spazio da restituire alla sua città, essendo il punto esatto di connessione tra due epoche: il nucleo romano e la successiva espansione feudale. Living the frame trasmuta quindi la sua natura di progetto architettonico in una cornice con al centro le antiche rovine. I volumi costruiti sono uniti da una copertura sostenuta da travi reticolari che diventa piazza coperta dove ospitare eventi sia di carattere pubblico che afferenti alla didattica della scuola. L’acciaio Cor-ten riveste le facciate conferendo ai prospetti una possibile mutazione dovuta alla patina del tempo mentre la pavimentazione in pietra lavica traduce un forte significato simbolico di rimando alla storia del luogo. Attraverso una interpretazione di forme e significati la scuola potrà assolvere a ruolo di giustapposizione tra le epoche.

[MENZIONE] Alessia Aufiero, Ivan Branca_Italia

Il volume della scuola di restauro si inserisce nel tessuto di Ercolano con l’obiettivo di stabilire un nuovo rapporto tra Corso Resina ed il sito degli Scavi. Dalla attuale mancanza di dialogo tra le due realtà nasce l’idea di aprire il lotto attraverso il disegno di una piazza coperta che diventa belvedere sul sito archeologico. Ai lati della piazza sono collocati gli spazi di servizio – reception, aule e laboratori – destinati alla scuola di restauro. Il fronte che affaccia sugli scavi, esposto a sud-ovest, si confronta in maniera monumentale coi resti mentre il prospetto su strada, con una doppia pelle in pietra lavica, rimanda all’opera di recupero dei frammenti propria del lavoro dei restauratori. Percezioni e rimandi di cui si fa portatore il complesso rafforzano una presa di coscienza storica dalla quale non può prescindere questo nuovo segno di rigenerazione urbana.